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Ovidio


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autore
brano
 
Apuleio
Della magia, 100
 
originale
 
[100] Cedo tu testamentum iam inimico filio a matre factum me, quem isti praedonem dicunt, uerba singula cum precibus praeeunte[m]. rumpi tabulas istas iube, Maxime: inuenies filium heredem, mihi uero tenue nescio quid honoris gratia legatum, ne, si quid ei humanitus attigisset, nomen maritus in uxoris tabulis non haberem. cape ist[a]ut matris tuae testamentum, uere hoc quidem inofficiosum; qui[d]ni? in quo obsequentissimum maritum exheredauit, inimicissimum filium scribsit heredem, immo enimuero non filium, sed Aemiliani spes et Rufini nuptias, set temulentum illud collegium, parasitos tuos. accipe, inquam, filiorum optime, et positis paulisper epistulis amatoriis matris lege potius testamentum: si quid quasi insana scripsit, hic reperies et quidem mox a principio: 'Sicinius Pudens filius meus mihi heres esto'. fateor, qui ho[c] legerit insanum putabit. hicine filius heres, qui te in ipso fratris sui funere aduocata perditissimorum iuuenum manu uoluit excludere e domo quam ipsa donaueras, qui te sibi a fratre coheredem relictam grauiter et acerbe tulit, qui confestim te cum tuo luctu et maerore deseruit et ad Rufinum et Aemilianum de sinu tuo aufugit, qui [t]ibi plurimas postea contumelias dixit coram et adiuuante patruo fecit, qui nomen tuum pro tribunalibus uentilauit, qui pudorem tuum tuismet litteris conatus est publice dedecorare, qui maritu[m] tuum, quem elegeras, quem, ut ipse obiciebat, efflictim amabas, capitis accusauit? aperi quaeso, bone puer, aperi testamentum: facilius insaniam matris sic probabis. Quid abnuis, quid recusas, postquam sollicitudinem de hereditate materna reppulisti?
 
traduzione
 
(A un segretario.) Dammi il testamento fatto dalla madre in favore del figlio che le si era gi? dichiarato nemico, fatto per preghiera e sotto dettatura mia: cio? di questo predone, com'essi dicono. Massimo fa' rompere i sigilli; troverai che il figlio ? istituito erede; a me ? lasciata non so che piccola cosa, per semplice convenienza, acciocch?, se le fosse toccato qualche male, non mi mancasse il titolo di marito nel testamento della moglie. (A Sicinio Pudente.) Prendilo, prendilo questo testamento di tua madre, questo testamento davvero ?inofficioso?. Come no? ? un testamento dove il pi? devoto dei mariti ? diseredato e si istituisce erede un figlio inimicissimo. Ma che dico figlio? Eredi sono le speranze di Emiliano, le vagheggiate nozze di Rufino, tutta un'associazione di briachi parassiti. Prendilo, dico, tu, la perla dei figliuoli, e messe per un poco da parte le lettere amatorie della madre, leggi piuttosto il suo testamento; se qualcosa essa vi ha scritto con la mente traviata, la troverai qui: e per l'appunto subito, alle prime parole: ?Sicinio Pudente, figlio mio, ? mio erede?. Lo confesso: chi legger? questo, dir? che l'ha scritto un pazzo. Erede ? questo figlio che proprio durante i funerali del fratello, chiamata una banda di giovinastri teppisti, volle cacciarti da quella casa che tu stessa gli avevi donato; quel figlio che consider? grave ed acerba offesa che il fratello ti abbia lasciata coerede con lui; che subito ti abbandon? nel lutto e nel dolore, per correre dalle tue braccia materne a Rufino e ad Emiliano; che moltissime volte poi ti oltraggi? di presenza con le parole e, aiutato dallo zio, coi fatti; che port? in giro per i tribunali il tuo nome, che tent? di svergognare pubblicamente il tuo pudore con le tue lettere, che accus? di un delitto capitale il marito tuo, quello che tu avevi scelto, quello che, come lui stesso ti rimproverava, tu amavi appassionatamente. Suvvia, apri, bravo figliuolo, apri il testamento: cos? pi? agevolmente dimostrerai la pazzia della madre.
 

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